sabato, 04 novembre 2006
COME VUOLE, SIGNOR BALDINI

Ines è irritata. Lo capisco da come, ad ogni passo, le sobbalzano le carni.
“Allora?” geme.
“Ci siamo quasi.”
“Senti, Lele, mi prendi per il culo? E’ da un chilometro che ripeti ‘ci siamo quasi’ ”.
“Eccolo,” faccio io, indicando un punto nel groviglio d’insegne che penzolano, stordite dal caldo, davanti a noi.
“Dove?”
“Dopo la farmacia.”
“Boh?”
“Mi sa che sei tu che hai bisogno dell’ottico,” le dico, in un tono più cupo che acido.
Ines replica con una falsa risata sarcastica.
Cerco di liquidarla: “Senti, tu mi aspetti qui. Faccio in cinque minuti."
“Come sarebbe? No, bello, ci vengo anch’io!”
“Ci metto tre minuti.”
Si ferma, si pianta le mani sui fianchi: “Perché non vuoi che vengo?”
“Ma perché no, dài!”
“No, Lele, ora mi dici perché non devo venire!”
“Perché…perché voglio andarci da solo.”
“Dov’è quest’ottico?”
“Là! E’ là! Vedi quell’insegna gialla e rossa con scritto Kodak?”
Si volta, finge di guardare e torna a inchiodarmi gli occhi addosso: “E’ una donna, l’ottico?”
“NO! E’ un vecchio, un vecchio coi capelli bianchi!”
“Fammi vedere gli occhiali!”
“T’ho detto di no.”
“Perché?”
“Voglio essere io a scegliere.”
“E il mio parere non conta un cazzo, eh?”
Impreco fra i denti e caccio la mano nel mio zainetto. Tiro fuori la busta e gliela porgo. “Fa’ attenzione,” dico.
Ines lascia scivolare gli occhiali fuori della busta nel palmo della mano, li osserva col sopracciglio alzato e fa per rendermeli: “Tie’, fammi vedere come ti stanno.”
Li riprendo, resto lì, indeciso. Immagino di provarli, mi figuro la faccia larga di Ines che si dilata ancora di più in un sorriso beffardo.
Le strappo la busta di mano e ripongo il fagotto nella borsa.
Ines trasecola: “Che fai?”
“Li rimetto a posto. Potrebbero rompersi. Sono sacri, capito?”
“Sei proprio rintronato!”
Mi guardo in giro. Indico un negozio di costumi da bagno dall’altra parte della strada.
“Senti, Ines, aspettami lì. Volevi comprarti un costume, no? Guardali tutti ben bene, e scegli…scegli quello che più mette in risalto le tue curve…veneree. Domenica ti porto al mare, eh? Io faccio in due minuti, due minuti d’orologio.”
Lei continua a squadrarmi con aria di sfida, di scatto mi volta le spalle e si appresta ad attraversare. Mentre controlla che non sopraggiungano automobili, batte un tacco per terra e sbuffa, facendo vibrare le labbra come fanno i cavalli.
La quieta penombra del piccolo negozio ha il potere di placarmi.
La figura del vecchio è inquadrata nel vano dell’uscio del retrobottega. E’ seduto a un tavolino e si sorregge la fronte con la mano. Il cono di luce della lampada è puntato sulla mola e gli investe il profilo delle spalle ampie e rotonde.
Il vecchio si volta lentamente.
“Buonasera,” mormora, guardandomi da sotto in su. Si alza e, con calma, raggiunge il banco. Indossa un gilet di lana bordeaux su una camicia bianca. Poggia sul banco le mani aperte e mi scruta coi suoi grandi occhi grigi. Tutto in lui esprime pacatezza.
“Ah. Lei è venuto l’altro giorno. E’ il signor…Baldini.”
“Sì,” rispondo lusingato dal fatto che ricordi il mio nome. Frugo nel mio zainetto: “Mi ha dato due paia d’occhiali da scegliere, e…”
“Sì, mi ricordo. Allora, ha deciso?”
Spingo al centro del banco gli occhiali che ho scelto: “Voglio questi.”
“Bene. Li ha fatti vedere alla sua ragazza? Le sono piaciuti?”
“Hm, hm,” annuisco, mentendo. “Comunque mi ci trovo bene, mi sembra quasi di non averli.”
“Oh, sono degli ottimi occhiali, e comunque, se si dovesse allentare una vite, o per qualsiasi altro problema, io sono qua.”
Maneggiandoli con venerazione, mi appongo gli occhiali sul naso, me li aggiusto dietro le orecchie e, incurante del bollino appiccicato sulla lente sinistra, mi ammiro nello specchio disposto sul banco.
“Le danno un’aria distinta,” osserva il negoziante.
Arrossisco, sorrido, mi tolgo gli occhiali.
“Allora …La ricetta me l’ha data l’altra volta. Questi li mettiamo da parte e…questi…nella busta.”
Le mani del vecchio si muovono con ponderata sicurezza, come su un tavolo da gioco. Prende una penna e scrive il mio nome sulla busta, in una grafia tremolante ed ariosa al tempo stesso.
Si sofferma a riflettere: “Dunque…Il prezzo, si era detto…”
“Centoventicinque.”
110 euro, scrive vicino al margine della busta, senza accennare allo sconto.
Solleva il capo: “Quando passa a prenderli?”
“Quando sono pronti?”
“Ah, per me anche domani.”
“Oh, mi spiace, domani non posso. Mi sa che ripasso lunedì prossimo.”
“Come vuole, signor Baldini.”
“Mi raccomando, me li faccia bene, eh?”
“S’intende,” borbotta leggermente indignato. “Ne va del mio buon nome.”
“Lo so, lo so, facevo così per dire. Sa, gli occhiali sono una cosa importante.”
“Ah, questo è certo. Ma lei può stare tranquillo, i suoi occhiali saranno perfetti.”
“Beh, grazie. Allora…arrivederci.”
“Arrivederci e grazie a lei, signor Baldini.”
Esco di nuovo nella calura della strada. Tutto è come prima, ma qualcosa in me è cambiato: ora il mio corpo si muove con nobile compostezza. Non sono più Lele, sono il signor Baldini; e cerco con lo sguardo... la mia signora.
Davanti al negozio dei costumi da bagno non c’è. Mi sposto più avanti, torno indietro, scruto nel viavai dei passanti. Nulla.
Comincio a preoccuparmi.
Che se ne sia andata senza di me? E’ così impulsiva.
S’è arrabbiata e se n’è andata.
Non ha tutti i torti, mi sono comportato da cafone. Mi scuserò, le telefonerò e le chiederò perdono.
Ma no, eccola! Intravedo il suo faccione tra la folla, mi ha visto, le vado incontro.
“Dove sei stata, cara?”
“Per i cazzi miei, se non ti dispiace.”
“Non hai comprato il costume?”
“Bah! Cari azzannati. Comunque m’è venuto in mente che domenica avrò le mestruazioni. Non mi va di andare al mare con un tappo nella…”
Le taglio la parola in bocca: “Va bene, va bene, ci andremo un’altra volta.”
Immagino me stesso coi miei nuovi occhiali.
‘Ottimi occhiali…le danno un’aria distinta…signor Baldini…come vuole, signor…’

“Lele?! Oh-oh?! Ci sei?” grida Ines, agitandomi la mano davanti al viso. “Senti, avrei un certo languorino, si fa un salto da McDonald?”
“Uh? Ah, sì, certo.”
In un estremo, disperato gesto di galanteria, le cedo il passo e mi accodo alla scia di profumo e sudore che si lascia dietro.
by trenoacolori | commenti (7)
Commenti
#1    05 Novembre 2006 - 13:59
 
tratti così tutte le donne??
quello degli occhiali sembra un rito di iniziazione...molto ssolenne e privato. comprendo comunque il medico e la sua irritazione, neppure a me piace che mi dicano frasi del tipo :"mi raccomando..."non so perché. mi fanno scattare come una molla. bah!buon pomeriggio...
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#2    05 Novembre 2006 - 20:05
 
perché questa domanda? chi ti dice che quello sono io?
compito a casa: dimmi qualcosa sul personaggio femminile qui rappresentato.
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#3    07 Novembre 2006 - 07:24
 
devo essermi fatta trascinare dal nome del protagonista. :-) e comunque il protagonista non sembra ,molto carino, mivhele, con le donne...
Ines, che ha un nome bellissimo....appare come una donna effettivamente rompiscatole, apparentemente forte e decisa, non proprio una dea, anche se dotata di generose forme,ma in fondo potrebbe rivelarsi una buona amica, di quelle che appaiono quando meno te lo aspetti, di quelle su ci si rassegna ad essere quasi innamorate in mancanza d'altro e che hanno un grande orgoglio e rispetto di se.
Ha un'intelligenza media, qualche micro mania e piccolo complesso.ma si ritiene molto intelligente e perspicace.
comunque, mi ricorda una mia amica, claudia.
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#4    07 Novembre 2006 - 19:39
 
perché dici che il protagonista non è molto carino CON LE DONNE? qui di donne ce n'è una sola ;-)
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#5    08 Novembre 2006 - 20:23
 
ufff...hai ragione tu..mi sono sbagliata!! :-( magari la tratta cos' ma in fondo le vuole bene...
però c'ho azzeccato con la mia analisi?eh?eh?eh?eh???
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#6    08 Novembre 2006 - 22:29
 
sì, un'analisi molto acuta, quella che riguarda ines.
comunque se in questo racconto lele fosse stato un perfetto cavaliere, affabile e gentile con la sua lei, sarebbe stata una cosa completamente diversa e, tanto per dirne una, la complicità tra lui e l'ottico, l'ingenuo compiacimento di lele nel sentirsi valorizzato dal vecchio e la breve illusione finale che lo fa sentire davvero un 'gentleman' a passeggio con la sua signora... tutto questo avrebbe perso di efficacia, anzi, sarebbe stato privo di senso.
sarebbe mancato l'elemento di contrasto, che è proprio il carattere di ines - che tratta lele prima come uno sciocco, poi come una specie di traditore, e infine come un 'cavaliere' sì, ma che l'accompagna al prosaico mc donald's.
da una parte ines, rompiballe, gelosa, sarcastica... dall'altra il vecchio ottico, gentile, pacato, reverente.
è questo contrasto - filtrato dalla sensibilità di lele - che dà energia al racconto.
in realtà il personaggio penalizzato è proprio lele, costretto - per frustrazione o per debolezza - a bilanciarsi tra i due comprimari.
e fra il vecchio e ines, quest'ultima è quella che alla fine alla meglio.
quindi vedi come al di là delle apparenze la femmina è valorizzata?

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#7    08 Novembre 2006 - 23:14
 
mmm...analisi acuta, complimenti, si direbbe che l'hai scritto tu ^__^
è vero. pra che mi ci fai pensare lele è proprio una mezza cavia.già già già...in effetti ce ne sono di uomin così, che vivono con dei piccoli grandi segreti incomprensibili agli occhi altrui,che riempiono l aloro vita. senza ines fors elui sarebbe ancora più insignificante...magari nella vita è un perfezionista!!!
hey, perché non vieni più a trovarmi?di che devo parlare per attirarti nel mio blog :-) dimmi e sarai esaudito!
buonanotte, ti abbraccio.
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