ECCO
Ecco, è successo, gliel’ho detto, è andato tutto bene.
E chi se lo aspettava?
E pensare che mi sono scolato anche un bicchier di vino, per trovare il coraggio.
Stasera, sarà l’effetto dell’alcool, mi sembrava più bella che mai, aveva sul viso quel riflesso blu dell’insegna del locale...
Tutti ‘sti ragazzi che ciondolano attorno agli scooter. Quanta chiacchiera, che c’hanno! E tempo e fiato da buttar via.
Lei no, sta lì, ascolta, tiene le mani in tasca, ogni tanto guarda da una parte, lontano. Ha classe. E’ la più speciale della combriccola. E anch’io, mi sa.
Ci siamo baciati, sabato scorso, nel parco, di sera.
Gli altri erano andati tutti a comprare i bomboloni caldi, ma a noi due i bomboloni non ci piacciono.
Io e lei siamo una minoranza, ecco. E questo ci unisce molto.
E’ stata una cosa spontanea, perfetta. Un bacio solo, ma lunghissimo, diciamo una mezz’ora, con delle pause che si stava zitti a guardare lontano le macchine che passavano coi fari accesi... gialli davanti, rossi di dietro, e quegli alberi sudici di smog, nella nebbia dei lampioni.
Si guardavano queste solite cose come in trance, come se fosse un altro mondo, bello e misterioso. Ma poi ci veniva da chiudere gli occhi, e le nostre bocche si attiravano di nuovo per una legge fisica, come le palline da flipper che prima o poi rotolano in buca.
Poi lei di punto in bianco si alzò, si voltò di spalle, cominciò a camminare tra le foglie morte con le mani in tasca e la testa china, tipo lasciami sola.
Boh?
Dopo tornarono i ragazzi, e lei come nulla fosse. Nemmeno uno sguardo, per me, niente. Rideva delle cazzate del Buzzino, a un certo punto gli mise anche le dita tra i capelli. Io mi pareva di essere in un incubo, di quest’incubi che uno non riesce a... Ecco.
Però questo è successo una settimana fa, e ormai mi sembra un secolo. Da allora lei mi pare che sia più dolce con me, come ammorbidita. Sicché penso: magari è che ha paura. Lei è sempre stata un tipo che non si lega a nessuno, che non ne vuol sapere, capito? Io la rispetto, io non voglio costringerla a niente. L’unica cosa che voglio è che sia felice. E voglio esserci anch’io a darle questa felicità. Anzi, soprattutto io. Sarei stronzo a impormi, però. Se lei non mi vuole, okay.
Col Renzi c’è stata, però, vaffanculo. E anche con Davide Bertini, alla festa, abbracciati tutti nudi sul letto dei suoi genitori.
Comunque ora eccomi qui a guardarla, e mi sento più forte.
Ecco, viene fuori una musica bellissima dal locale, e mi sembra che possa succedere qualsiasi cosa. La prendo per la mano e la porto dall’altra parte della piazza. Non dico una parola, tiro come un matto, in quattro passi si attraversa la piazza, come si volasse sul vento. Poi m’appoggio con la schiena al muretto del canale, e le faccio: “Senti, io bisogna che te lo dica. Io sono innamorato di te. Ma proprio cotto.”
Lei fa un’espressione di sorpresa, con gli occhi tutti un luccichio e la bocca mezza aperta e mezza chiusa, che è belllisssima, un amore. Che vorrei baciarla, subito. Invece m’abbraccia, di slancio, e mi stringe forte tutta commossa.
‘Ora me lo dice, ora me lo dice. Anch’io, mi dice,’ penso tra me.
E invece no, si scosta, mi sorride e basta. Ora è lei che mi prende per la mano, e mi tira dietro a sé, attraversando la piazza, e mi riporta in mezzo agli altri.
E’ andata bene, si può dire. Insomma, è contenta, è contenta, e si vede da come partecipa alla conversazione, adesso, e sorride, sorride. Scommetto che se dicono di andare a mangiare i bomboloni caldi dice di sì, e mi ci porta anche me.
Io l’ho resa felice, ecco.
E allora perché sono tanto triste?
Ecco, è successo, gliel’ho detto, è andato tutto bene.
E chi se lo aspettava?
E pensare che mi sono scolato anche un bicchier di vino, per trovare il coraggio.
Stasera, sarà l’effetto dell’alcool, mi sembrava più bella che mai, aveva sul viso quel riflesso blu dell’insegna del locale...
Tutti ‘sti ragazzi che ciondolano attorno agli scooter. Quanta chiacchiera, che c’hanno! E tempo e fiato da buttar via.
Lei no, sta lì, ascolta, tiene le mani in tasca, ogni tanto guarda da una parte, lontano. Ha classe. E’ la più speciale della combriccola. E anch’io, mi sa.
Ci siamo baciati, sabato scorso, nel parco, di sera.
Gli altri erano andati tutti a comprare i bomboloni caldi, ma a noi due i bomboloni non ci piacciono.
Io e lei siamo una minoranza, ecco. E questo ci unisce molto.
E’ stata una cosa spontanea, perfetta. Un bacio solo, ma lunghissimo, diciamo una mezz’ora, con delle pause che si stava zitti a guardare lontano le macchine che passavano coi fari accesi... gialli davanti, rossi di dietro, e quegli alberi sudici di smog, nella nebbia dei lampioni.
Si guardavano queste solite cose come in trance, come se fosse un altro mondo, bello e misterioso. Ma poi ci veniva da chiudere gli occhi, e le nostre bocche si attiravano di nuovo per una legge fisica, come le palline da flipper che prima o poi rotolano in buca.
Poi lei di punto in bianco si alzò, si voltò di spalle, cominciò a camminare tra le foglie morte con le mani in tasca e la testa china, tipo lasciami sola.
Boh?
Dopo tornarono i ragazzi, e lei come nulla fosse. Nemmeno uno sguardo, per me, niente. Rideva delle cazzate del Buzzino, a un certo punto gli mise anche le dita tra i capelli. Io mi pareva di essere in un incubo, di quest’incubi che uno non riesce a... Ecco.
Però questo è successo una settimana fa, e ormai mi sembra un secolo. Da allora lei mi pare che sia più dolce con me, come ammorbidita. Sicché penso: magari è che ha paura. Lei è sempre stata un tipo che non si lega a nessuno, che non ne vuol sapere, capito? Io la rispetto, io non voglio costringerla a niente. L’unica cosa che voglio è che sia felice. E voglio esserci anch’io a darle questa felicità. Anzi, soprattutto io. Sarei stronzo a impormi, però. Se lei non mi vuole, okay.
Col Renzi c’è stata, però, vaffanculo. E anche con Davide Bertini, alla festa, abbracciati tutti nudi sul letto dei suoi genitori.
Comunque ora eccomi qui a guardarla, e mi sento più forte.
Ecco, viene fuori una musica bellissima dal locale, e mi sembra che possa succedere qualsiasi cosa. La prendo per la mano e la porto dall’altra parte della piazza. Non dico una parola, tiro come un matto, in quattro passi si attraversa la piazza, come si volasse sul vento. Poi m’appoggio con la schiena al muretto del canale, e le faccio: “Senti, io bisogna che te lo dica. Io sono innamorato di te. Ma proprio cotto.”
Lei fa un’espressione di sorpresa, con gli occhi tutti un luccichio e la bocca mezza aperta e mezza chiusa, che è belllisssima, un amore. Che vorrei baciarla, subito. Invece m’abbraccia, di slancio, e mi stringe forte tutta commossa.
‘Ora me lo dice, ora me lo dice. Anch’io, mi dice,’ penso tra me.
E invece no, si scosta, mi sorride e basta. Ora è lei che mi prende per la mano, e mi tira dietro a sé, attraversando la piazza, e mi riporta in mezzo agli altri.
E’ andata bene, si può dire. Insomma, è contenta, è contenta, e si vede da come partecipa alla conversazione, adesso, e sorride, sorride. Scommetto che se dicono di andare a mangiare i bomboloni caldi dice di sì, e mi ci porta anche me.
Io l’ho resa felice, ecco.
E allora perché sono tanto triste?



